La vita europea a Smirne può dirsi si concentri sul quai intorno alla birreria Clonaridis.

Smirne è in realtà una città greca, più che una città turca; la sua prosperità, il suo commercio, tutta la sua vita migliore deriva dall’attività greca. I turchi poco valgono o nulla nel commercio e nelle industrie.

I greci costituiscono il nucleo maggiore della popolazione; ma, ciononostante, vivono in continuo timore di persecuzioni, di vendette e di possibili stragi.

Dopo le giornate di Adana, lo spavento si era impossessato della popolazione la quale si dava a fuggire precipitosamente per un nulla: per un arresto operato, per un grido, per una voce sparsa sediziosamente. D’altra parte, tale stato d’animo non può avere origine fantastica.

I greci di Smirne, patriotti convinti e irriducibili, sono osservati, spiati, perseguitati senza posa.

In questi giorni hanno arrestato vari giovani perchè portavano cravatte dai colori della bandiera greca.

Da una parte si spia e si perseguita, dall’altra si opera e si teme.

I raià, e cioè i greci che hanno presa la cittadinanza ottomana, non sono numerosi; molti furono costretti a far ciò per accudire tranquillamente ai loro affari; comunque sia il loro sentimento resta immutato.

Cittadini ottomani sì, ma greci d’anima e di pensiero.

La lingua che più si parla a Smirne è la lingua greca. Conviene oltrepassare il Konak, perdersi per le strette vie della città turca, per sentir parlare il turco, il quale è riconosciuto bensì come lingua ufficiale, ma che non ha e non può avere nei traffici alcuna importanza.