La gente è rimasta a discreta distanza vociando finchè una fila di soldati cenciosi non si è avanzata e non li ha presi in mezzo conducendoli via.

I coraggiosi inseguitori, sentendosi più sicuri, hanno gridato male parole, ma i tre uomini sorridevano.

Si trattava di tre briganti, famosi per le loro audaci rapine.

Buggià.

È un villaggio distante qualche chilometro da Smirne. Vi si giunge in ferrovia. È un’oasi di fresco verde, un paese di ville raccolte fra gli alberi e i giardini; è il luogo preferito dai residenti inglesi, che ne hanno fatto una loro villeggiatura, ed è a Buggià che sorge il convento dei cappuccini, dal quale escono i missionari che si spargono in tutto l’Oriente.

Il convento è internazionale, ma il rettore, padre Lorenzo Guidi, è italiano e buon italiano.

Sono giunto oggi, verso il pomeriggio, alla soglia del convento tranquillo ed ospitale.

Non appena la porta si è chiusa alle mie spalle, non appena sono entrato nel semplice giardino, come un’aria di intimità già nota e cara al mio cuore mi ha sorriso. Altra volta, in terre lontane, oltre il mare, avevo veduto alcunchè di simile; mi pareva di esser giunto ad una soglia remota, alla quale mi soffermavo talvolta nei pomeriggi domenicali e mia madre mi teneva per mano.

Ho rivissuto con tale intensità il tempo trascorso da averne una dolce angoscia, uno smarrimento.

C’era poca gente per via: qualche rivenditore di frutta, qualche vecchia seduta su la soglia a guardare. I più erano in piazza, intorno al palco della musica, o sparsi per i caffè, o lungo la passeggiata tradizionale: il borgo Cotogni, la via Emilia, il Ronco.