— Pasquina, preparategli una stanza, dormirà qui.

Lo zio Cristoforo si levò:

— Grazie, non vi scomodate, ho già l’alloggio.

— Spero non vorrai farci questo sgarbo. Poi è bene che in città non ti vedano in questo arnese; non faresti onore nè a te nè a noi. Si potrebbe dire che ti abbiamo scacciato e non debbono dir ciò. Rimani qui. Domani, quando ti avremo rivestito, uscirai.

Cristoforo sorrise e scrollò il capo. La conversazione languì. Qualcuno tentò parlare del Legato Pontificio che era giunto qualche giorno innanzi; l’argomento non ebbe fortuna.

Si udì Pasquina allontanarsi e dire alla vecchia che era giunta per rimettere in ordine la cucina:

— Se suonano non aprire; nessuno deve entrare in casa questa sera, hai capito? Nessuno!...

E la vecchia rispose:

— Ho capito. Quello là non si deve vedere!

E Cristoforo non parlò. Quando si levarono per andare a letto gli passarono innanzi augurandogli la buona notte ma nessuno gli tese la mano. Nonno Sante rimase ultimo. Provava per il ramingo un sentimento profondo, commisto di simpatia e di pietà; gli avrebbe gettato le braccia al collo; aveva sentito nella sua semplicità di fanciullo che avevano fatto molto male, troppo male all’inatteso; che tutto ciò era ingiusto, ch’egli non aveva chiesto niente, che non aveva offeso nessuno....