— Bono turco, bono!...
Quale squisito duetto sentimentale! Poi alla prima occasione, come è accaduto proprio a me di vedere, alla prima occasione in cui il bono taliano non facesse i comodi del bono turco, giù un tal pugno su la faccia da doverlo curare con tre punti di sutura, e il bono taliano, mosca!... chè altrimenti si compromette la penetrazione pacifica e gli alti, segreti, incomprensibili interessi nostri patrocinati dallo Stato.
E la nostra influenza morale diventa di giorno in giorno sempre più quella graziosa e ridevole cosa che tutti conosciamo.
Se qualcuno protesta, se qualche comandante di nave si sente salir la nausea e avrebbe volontà di darla una buona volta una lezione esemplare alla schifosa ciurmaglia che gli innonda e gli appesta il piroscafo e glielo riempie di pidocchi e di tutti i parassiti umani ed ha mille pretese ed è insolente e prepotente; se un comandante di nave, il quale deve pur trasportare codesto carico di delizie, volesse far rispettare la disciplina di bordo e desse una santa lezione, correrebbe il rischio di perdere il posto.
I consoli raccomandano la pazienza, la rassegnazione, la bontà, sante virtù cristiane che nel campo politico hanno un logico valor negativo; biasimano gli atti energici, e se qualcuno fra di loro, come, ad esempio, il nostro console a Canea, ha un’opinione diversa, non può mantenerla che a suo rischio e danno.
E appunto perchè in Italia la politica estera è quella cosa talmente oscura e sibillina, che troppe volte vano sarebbe tentare decifrarla, appunto per questo noi che ci troviamo di fronte ad uno stato di fatto umiliante, indecoroso e dannoso, dobbiamo accontentarci di chinare il capo, di non tentare l’indovinello e di sussurrare:
Vuolsi così colà, dove si puote....
E torniamo a Derna fino a che non si ricominci, e ho in animo di ricominciare, perchè certe cose che non si possono dire convien dirle ad alta voce, sì che tutti sentano e ne siano convinti, e siano convinti altresì che questa è la verità e nessun’altra la quale potesse apparire più o meno mascherata da blandizie.
Quando il kaimakan di Derna, che è una cortesissima persona (è giovane turco, avrà cinquant’anni forse; è stato esiliato lungo tempo a Parigi e a Londra sotto il regno di Abdul Hamid; ora occupa qui una carica delicatissima e si vedrà perchè), quando il kaimakan ha sbrigato i suoi affari inquisitori ed ha ascoltato imparzialmente anche una donna di circa sessantacinque anni, la quale sostiene di essere stata urtata malamente da un soldato italiano che le ha strappato dal capo le sacre bende ed ha voluto perquisirla (vedi sacrilegio nefando! E pensare che in tutto ciò non c’è una sola parola di vero); quando le querimonie e le lamentele e le imprecazioni contro l’Italia hanno avuto l’esito loro, il permesso è dato e si può discutere su le imbarcazioni che ci condurranno alla non lontana spiaggia.
Si discende sopra un monte di detriti di alghe marine; sono intorno: da un lato le basse montagne che cadono a picco sul mare, dall’altro alcune casupole dall’aspetto miserevole e un bosco di palmizi.