Inchini a destra, sorrisi a sinistra e strette di mano e parole soavi, mentre in cuor suo cantava l’antica antifona turchesca:

— Accidenti ai giaurri!

Sorrisi e parole oh! tante quanti i datteri su la palma.

E il nostro connazionale cominciò a bene sperare. Le necessarie formalità per la legittimazione de’ suoi terreni sarebbero state compiute ed egli avrebbe potuto mettersi all’opera; senonchè....

Ecco; la prima volta ch’egli ne parlò al kaimakan (erano diventati intimi amici), questi fece le più alte meraviglie. Come mai a Costantinopoli si aspettava tanto? Come spiegare una così dannosa incuria? Non era l’Italia una nazione amica, anzi una fra le migliori amiche della Turchia?

— Non dubiti, scriverò, scriverò; la cosa sarà sbrigata entro un termine relativamente breve. È bene si cominci la cultura di queste terre. Lo Stato deve concedere, facilitare, stimolare, difendere.... — e giù una fiumana di parole entusiastiche.

Il nostro connazionale se ne andò sfregandosi le mani. Era giunta la volta buona.

Che cara persona quel kaimakan, e che esatta visione delle cose e quale modernità d’intendimenti!... Con una persona tanto compita non conveniva insistere, non bisognava mostrarsi seccatori; egli avrebbe agito per conto proprio ottenendo sicuramente un risultato favorevole.

E il nostro amico comincia ad aspettare, non trascurando pertanto di usare le dovute cortesie a quel caro giovine turco.

E passan due mesi, passan cinque mesi, ne passano otto....