La commedia era troppo evidente; i machiavellucci da strapazzo non conoscevano la buon’arte toscana dell’inganno politico, chè non erano soccorsi nè dall’alto ingegno, nè dalla scaltrezza, nè dalla furberia dei nostri uomini maggiori; non sapevano essere che astuti come le volpi e come i contadini, e cioè di una grossolana astuzia la quale non saprebbe ingannare non già un cane da fiuto, ma più inesperto bamboccio in fatto di politica.

Di questo si avvide il nostro connazionale, ma a quali ripari poteva ricorrere?

La commediola fra il kaimakan e il Governo di Costantinopoli era più che evidente: il kaimakan non aveva fatto che il giuoco del Governo e, per non avere ulteriori noie dal suo amico personale, era ricorso allo strattagemma perfidiosetto della lettera minacciosa. Necessariamente l’amico avrebbe abboccato all’amo, e pace e patta!

Questa storiella si è svolta nell’anno di grazia dell’Egira 1287 e più precisamente nel nostro 1909.

Potrei documentarla e far nomi. In essa non è una parola aggiunta, nè un particolare esagerato.

La persona di cui ho parlato attende ancora, se pure, come ne espresse desiderio, non ha lasciato in asso tutto e non ha abbandonato la Cirenaica.

Il sentirsi le mani legate, il vedersi ostacolare sordamente ogni iniziativa è cosa che finisce per stancare un uomo d’azione, il quale vede nel mondo altri campi aperti alla propria energia.

Se ha resistito con la perseveranza della nostra razza che non si lascia infiacchire, vorrei augurarmi ch’egli potesse da solo (e l’Italia ha sempre fatto da sola oltre il suo Governo decorativo) ottenere il risultato che merita, ma che mi sembra tuttavia molto dubbio; se poi ha abbandonato il campo, i Giovani Turchi si fregheranno le mani gioiosamente assegnando la diserzione a un nuovo trionfo del loro sistema.

Essi vogliono ostacolare in qualunque modo l’opera e l’impiego del capitale italiano in Cirenaica, e siccome non sono forti e non possono opporsi con la violenza, si adornano di sorrisi e di salamelecchi, e con mille scuse e con inchini profondi ci mettono soavemente alla porta.

Essi non hanno per ora nè capitali, nè energie da impiegare nello sfruttamento di queste terre; ma che importa? il popolo è bestia: si nutre di Allah e di una manciata di grano, e muore convinto che così era scritto. Poi: favorire un russo, un inglese, un patagone, sì; ma un italiano, no.