Parlava correttamente il francese e l’arabo e, quantunque si dichiarasse mussulmano, si vuole fosse di nazionalità francese. Oltre il tipo fisico, molti altri indizi davano a credere che la sua terra d’origine non fosse l’Africa.

Aveva adottato il nome di Rafaat Safi.

Scese all’Albergo Cirenaica, condotto da un maltese e, nei discorsi che ebbe a fare col proprietario dell’albergo stesso, si mostrò fanatico dell’islamismo. Tanto fanatico da destare qualche dubbio circa la sua sincerità.

Il giorno che seguì al suo arrivo si diresse al muftì (prefetto mussulmano), gli espose la sua intenzione di studiare gli ordini religiosi maomettani e gli chiese una scorta che lo accompagnasse e lo guidasse verso l’interno.

Il muftì gli fece osservare tranquillamente che non era affatto necessario dirigersi verso regioni inospitali, dato il còmpito che si proponeva; ch’egli poteva rimanersene a Bengasi, dove lo studio gli sarebbe riuscito più facile, soccorso dall’aiuto e dal consiglio diretto del muftì stesso.

Rafaat Safi non si lasciò convincere e partì solo.

Che voleva in realtà? dove andava? Nessuno seppe delle sue intenzioni.

Ieri, al di là di Deriana, nelle vicinanze di un antico castello diroccato, fu trovato il cadavere del pellegrino.

Gli sciacalli ne avevano fatto festa, poi ch’egli era caduto per via e non si sa come.

Certo, qualcuno sorride nell’ombra.