Anche tale mutamento nei sentimenti della popolazione indigena, deve assegnarsi al frutto della nuova politica dei Giovani Turchi.
In mare.
È il tramonto. Ho lasciato or ora la vasta piazza nella quale, in quest’ora meno aspra, erano usciti a passeggiare a piedi o a cavallo i deportati politici.
Un grande negro dalla faccia gioviale mi accompagna verso il piroscafo. Tutto arrossa: cielo e mare. I ciuffi dei palmizi su la spiaggia sembrano pennacchi neri. Uno stagno si infoca; le lontananze si addolciscono.
Dalla bianca fortezza sparano undici colpi di cannone ad indicare che incomincia il digiuno del Ramadan[8]; rulli lontani di tamburi e suoni di piccole cennamelle dànno lo stesso avviso ai fedeli.
Il minareto che si leva nel pulviscolo d’oro dell’aria, dorato egli stesso e tenue tanto da sembrare una dolce forma fantastica, pronta a dileguare col dileguar del sole, si incorona di piccole luci scialbe a festeggiare l’inizio del mese sacro.
Ricordo i versetti del Corano che fecero del Ramadan un precetto fondamentale dell’islamismo.
“O credenti! È scritto che osserverete il digiuno come lo osservarono i vostri padri, e ciò perchè temiate il Signore.„
E ancora:
“Il mese di Ramadan, durante il quale il Corano è disceso dal cielo[9] per essere la guida e la luce degli uomini, e la regola dei loro doveri è il tempo destinato all’astinenza....„