— Sbrigati, Sante! Che cosa fai dissotto! Vieni a letto e presto!...
— Vengo, vengo! — rispose il fanciullo, ma prima abbracciò lo zio Cristoforo e lo baciò su le guance; poi corse fin su la soglia e si rivolse.
L’esiliato aveva ripreso l’atteggiamento d’abbandono: i gomiti su le ginocchia, il capo fra le palme. Come si credette solo, scrollò le spalle, nascose la faccia fra le mani e curvandosi nell’estrema angoscia, scoppiò in un singhiozzo violento.
Durante la notte, senza che nessuno lo avvertisse ripartì.
— Ha fatto bene! — disse Pasquina quando si accorse che non era più in casa.
I fratelli brontolarono un poco ma si racconsolarono ben presto.
Quando la vecchia che faceva i servizi più umili in casa salì nella stanza occupata dal viandante, trovò sopra il cassettone un piccolo involto che portò a Pasquina.
— Che cos’è questo?
— Non lo so. L’ha lasciato quell’uomo; era sul cassettone.
— Sarà una sudiceria. Chi sa mai!... Io non mi fido di aprire — e teneva l’involto fra due dita.