Hanno, posate su la stuoia accanto al sedile, le loro babbucce e hanno a portata di mano una grande giara piena d’acqua. Portano gli occhiali e lunghe barbe e pare meditino sul problema dell’universo.
L’atteggiamento dell’uomo che si dilunga verso le amare conclusioni del pensiero e dell’uomo che gravita in un suo piccolo mondo oscuro, quasi bestiale, è sempre lo stesso: Una maschera uguale per un uguale silenzio.
L’Anima del Viandante.
L’anima del viandante è come una prora che solca il mare: incontro alle tenebre e alle tempeste e incontro alle aurore. Scacciamo la tristezza, su, anima mia; la vela si distende al respiro del mare.
Se l’acqua ristagna, imputridisce; compiamo il corso come le limpide vene che vedemmo su le montagne della Norvegia lanciarsi dalle cime al mare dirittamente, lungo le coste brulle.
Più ti dilunghi e più ti senti sola; il cerchio del tuo orizzonte non si amplifica; tu porti con te il tuo confine.
Su, anima mia, triplica il giro delle tue illusioni intorno a te stessa; vivi come vive la Terra per la propria atmosfera, nel vuoto spazio tenebroso. Oggi, ad una fonte, oltre l’arco moresco di Sidi Abdallah, su l’ora del crepuscolo, è riapparsa Hadda, fiore di giovinezza.
Si è detersa i piccoli piedi alla fonte e le armille d’argento tintinnivano su le fini caviglie.
Nessuno c’era all’intorno; unica voce quella dell’acqua azzurrina. Il silenzio dell’ora e la dolcezza del fiore umano turbavano il pulsar delle vene.
L’acqua cantava entro l’anfora sottile traboccando, come trabocca il miele dagli otri, la dolcezza dagli occhi innamorati.