Sfax. — Un mercato.

L’opera è lenta e faticosa. Un arabo dorme su la porta del mulino e il mugnaio che sorveglia la macinata, legge, nella penombra, un suo libro ignoto, forse il Corano:

— Non vi è altro Dio che Iddio....

Un giro di macina, uno stridore, un bagliore sopra il grano che si frantuma.

Facili misteri.

Una via compiutamente oscura. L’ultima lampada a petrolio è ormai troppo lontana, per poter rischiarare anche debolmente la strada inuguale, disselciata, piena di pozzanghere. Si ode dal Bacino degli Aglabiti, dietro la Grande Moschea, il tremulo gracidare delle rane, che infuria ed affievolisce assecondando gl’impeti del vento. Le case sono basse; tutte chiuse, tutte oscure: dalla soglia alla terrazza. Sul cielo notturno, luminoso di stelle e come di uno strano bagliore fosforico, passano velocemente cumuli di nubi nere, dei quali possiamo discernere la forma. Un esile quarto di luna appare e scompare fra gli alti minareti e le cube; traspare dai veli di nebbie meno spessi, si spegne per riaccendersi più in alto, sopra una guglia, come un falcetto d’argento.

La mia guida ha acceso una lanterna, e procede diguazzando co’ suoi grandi piedi fra le pozzanghere e la melma. Avvolta nel burnus bianco, rialzato il cappuccio fioccuto, tace preoccupata dalle difficoltà della via, mi lascia tranquillo. Da cinque ore ero costretto ad ascoltarla; da cinque ore, trotterellando da un canto all’altro di Kairnan, la città santa, mi aveva ripetuta in una lingua commista di francese, di arabo e di italiano, la sua lezioncina alla quale m’ero interessato fino ad un certo punto. Ora pare abbia definitivamente esaurite le sue risorse ed io preferisco rimanere nella mia santa ignoranza anzichè ridestare con una domanda improvvisa il sacro fuoco di Khalifa ben Gassem ben Si Krema soprannominato Courage. Perchè i francesi lo abbiano battezzato Courage non si sa. Non lo so io come non lo sa il buon Khalifa. Quando gli chiedo di chiarirmi la ragione di tale appellativo mi risponde con un sorriso indefinibile:

— Mi hanno chiamato così forse perchè sono coraggioso!

Ma io vedo bene che il buon Grassem non è perfettamente convinto di tale sua virtù straordinaria e non insisto. È un uomo piuttosto piccolo, con enormi baffi neri e sopracciglia marcatissime. La parte pelosa del suo volto ha, in verità, un carattere eroico.