Non è eccessivamente forte; non è eccessivamente bello. Dispone di due piote elefantesche e di una parlantina infaticabile. Come guida possiede le qualità richieste.
E procediamo per le stradicciuole oscure, appena biancheggianti se la luna si disveli e sorrida fra l’ardua grazia delle innumerevoli moschee.
Nel tramonto rosso ma di un rosso violento che ha spento ogni altro colore per avvolgere l’intera città come in una sola fiamma e farla apparire tutta ardente agli occhi miei, tutta accesa a simiglianza della mitica Dite, su lo sfondo di un cielo fatto più pallido da quell’improvviso bagliore; nell’ora ultima del giorno allorquando il grido nasale del muezzin, dall’alto delle moschee, chiama il popolo alla preghiera, Courage mi ha chiesto:
— Questa sera vuoi uscire?
— Certamente.
— Allora ti condurrò in una casa araba. Vedrai come si tessono i tappeti di Kairuan.
Poi si è taciuto, mi ha fatto il cenno del silenzio, si è guardato attorno sospettosamente, come se mi avesse promesso il vietato paradiso delle Urì o fosse per violare ad un tratto, proprio per me che non ho alcun titolo speciale a tal privilegio, le più rigide leggi maomettane. Mi sono prestato al giuoco come gl’infiniti miei predecessori. Per quanto sia battuto il campo di questo facile mistero qualcosa di nuovo potrà apparirmi ed eccoci quindi per le vie oscure e deserte della singolare città.
Qualche passante ci scivola vicino silenziosamente, avvolto e nascosto negli ampi panneggiamenti del burnus tanto da non poterne distinguere neppur l’ombra del volto, appare ad un tratto giganteggiando nello scarso lume della nostra lanterna, scivola nell’oscurità senza guardarci. Qualche altro lume ondeggia più lontano: sbuca da un vicoletto, palpita e si riflette su le pozzanghere, scompare. Udiamo lo stridere e il cigolare delle vecchie porte scosse dal vento; è questa l’unica voce delle case taciturne. Pare che qualcuno voglia forzare i vecchi battenti sconnessi.
Passano due sacerdoti preceduti da un sudanese che reca una grande lanterna infitta su la cima di un bastone. Courage si precipita a baciar loro la mano, si inchina, si umilia, mormora incomprensibili parole. Essi non lo degnano di uno sguardo, seguitano il loro cammino diritti ed impassibili nella loro immutabile dignità.
Proseguiamo, proseguiamo senza fine per l’inestricabile rete dei vicoletti uguali fiancheggiati da case basse o da qualche moschea su le scalinate della quale dormono, avviluppati nei loro cenci, i beduini più poveri. Ad un punto mi accorgo che la mèta non deve essere lontana.