La Canea. — Le corazzate delle Potenze protettrici.

La Canea. — Il quartiere delle lanterne rosse.

— Aissa! Aissa!...

Il grido è tanto acuto che penetra come una lama tagliente. Ne sono stordito e non so a che riesca tale turbinante follìa. Ma non siamo al termine. Il rito non è compiuto. I forsennati si eccitano, si gridano su la faccia parole incomprensibili, hanno grandi gesti di devozione e di spasimo, si inarcano verso l’alto ficcandosi le unghie nelle nude carni.

— Aissa! Aissa! Aissa!...

Ne osservo uno, vera faccia di spavento, dagli occhi torti, dalle mascelle bestiali. Sembra maturo all’esplosione finale. Il suo corpo è corso da un tremito febbrile; guizza, salta, si getta a terra, si afferra la testa e la batte violentemente sui muri. Non è più un uomo, è una pazza bestia orribilmente losca. Il grido di lui è lacerante e non ha paragone, non assomiglia ad altro suono. Ad un tratto si sofferma, trae da sotto le vesti un enorme scorpione, lo solleva, lo guarda urlando, apre la bocca e di repente lo trangugia. Così si inizia il macabro festino. Più oltre un negro gigantesco si empie lo stomaco di chiodi; un altro mastica foglie di cacti irte di spine, un quarto addenta una piccola serpe nera che gli guizza di mano e lo staffila su la dura cotenna.

— Aissa! Aissa! Aissa!...