La stalla rigurgitò di cavalli e di ciuchi; l’aia fu piena di calessi e di bagher; la casa di genti, strillanti come la scimmia e la gazza. Le donne si ritraevano in cucina; gli uomini si adunavano su l’aia. Erano una coorte. E la frase che correva intorno più frequente, a manifestar la bramosia del gregge, era:

— Quando si mangia?

E ognuno faceva sollecitudine ai cuochi e alle donne chè si affrettassero e dessero il cenno che allieta colui che si appresta ad ingozzarsi. Il cenno fu dato che ancora non era il meriggio e l’immensa tavola imbandita fu presa d’assalto. L’orgia bacchica incominciò. Il sangiovese, l’albana, il pagadebiti, la canina, corsero a fiumi giù per le sitibonde gole. L’acqua fu bandita come una cosa immonda; come la compagna dell’anatra e del luccio e dei ridevoli ranocchi. E fra bere e impinzarsi la buona gente romagnola si sentì a suo agio. Il cuore crebbe a mano a mano che lo stomaco si saziò. Tutti si vollero bene e vollero bene alle donne e ai cuochi e ai cani e alle galline che razzolavano sotto la tavola. La nativa scurrilità si elevò di tono. Ogni sporca cosa divertì la brigata, ma sopratutto le donne. Chi le diceva più grasse più era apprezzato dalla compagnia e le risate succedevano alle risate in un assordante baccano. E fra tutte risuonava più alta la voce di Ceccon dall’Orto. Egli non poteva dir cosa, anche fra le più stupide, senza sollevare un clamore di approvazioni e di risate, e, se apriva bocca, tutti tacevano e si protendevano, rapiti.

Ma avvenne che, sul più bello di un enorme boccone, e il simposio volgeva alla fine, padron Cecco stralunasse.

Dapprima gli ospiti risero, credendo che il milionario celiasse; ma quando videro la rotonda faccia del mercante, di vermiglia divenir paonazza e inturgidirsi nelle vene; e videro gli occhi farsi di un subito sanguigni e metà viso stravolgersi in una smorfia orrenda, balzarono in piedi, ammutoliti.

Fu prima una donna che disse piano:

— Gli è venuto un colpo!...

Poi l’attimo dello sbalordimento fu superato e furono in venti a soccorrerlo. Padron Cecco non dava più segno di conoscenza. Gli slacciarono i panni, lo portarono al piano superiore, nel suo letto, e mentre gli uomini correvano per il medico altri andarono per il prete. Tutti lo videro morto. Al baccano smodato subentrò un pavido silenzio.

Ormai si poteva esporre apertamente il proprio pensiero, Ceccone dall’Orto non capiva più.

Ancora fu prima una donna che disse: