Finirono per essere una ventina all’opera. Chi tagliava, chi tritava, chi insaccava, chi struggeva la stillante grascia, chi si arrovellava agli strettoi a fare i pani di ciccioli, chi, lasciata la mannaia sul troppolo, affondava le braccia nel sacco del sale o drogava il rosso tritume cosparso di grasselli, chi cuoceva i mallegati negli enormi paiuoli, chi apprestava la rosticciana e i migliacci chi adunava le setole, chi i zampetti, le cotenne, il grugno e le gote a far la soppressata. Era un rumoroso tramestio interrotto a quando a quando dal grido di gioia che si leva allorchè si dilemba e si assolca la terra; o quando si accorolla la paglia in tumulto e la bica è disfatta. Per l’indomani padron Serafino aveva convitato i parenti, i vicini, gli amici a far la festa dei migliacci, e il pantagruelico pasto, inaffiato dai vini migliori della fattoria, accendeva il desiderio degli uomini accorsi a prestar mano all’opera gioconda.

I mastini continuavano a latrare sordamente. La Bita non si vide più.

Or come la notte fu verso il suo termine, la stanchezza vinse l’operosa brigata e fu deciso che tutti avrebber riposato un par di ore. Ognuno riprese la propria mantella ed uscì dopo aver fissato l’ora della ripresa.

Ultimi ad andarsene furono i norcini e padron Serafino: quelli entrarono nella stalla, questi salì alla sua stanza. Quando fu al termine delle scale, accese un fiammifero ed aprì cautamente la porta per non ridestare la Bita, ma la precauzione fu inutile perchè la Bita non c’era e il letto era intatto. Non vi pensò più che tanto. Era stanco, aveva sonno. Si tolse le scarpe e la cacciatora, s’infilò sotto le coltri e, dopo un minuto, dormiva. Ma non tanto dormì chè, di repente, balzò sul letto, sbalordito dall’affannosa chiamata del capomaestro;

— Padrone.... padrone.... scendete che hanno aperto la porta, e i mastini....

— Eh? — gridò Serafino. — I mastini?....

— Sono entrati in cucina....

— In cucina?...

— È un guaio!... Un guaio!...

Padron Serafino scese il letto e così in pedùli traversò la stanza e si gettò giù per le scale.