— Allora ti aspetterò giù.

— Sì, mamma.

— Tarderai molto?

— No.... Qualche minuto.

— Non vuoi uscire questa mattina?... C’è tanto un bel sole!...

— Non ne ho voglia.

— Bene.

E si volse per andarsene. Anna richiuse la porta, attese che il passo della madre fosse dileguato giù per le scale e allora girò per due volte il chiavistello e respirò sollevata.

Tornò allo scrittoio. Il volto di lei si distese, animato da una segreta gioia improvvisa, tolse la lettera dal seno, l’aprì. E non erano parole scritte ch’ella aveva dinanzi, ma il volto del suo amore e l’udiva parlare appassionato come se le fosse dietro le spalle, inchino, e la bocca di lui le sfiorasse le orecchie e il respiro le scendesse per le tempie e per le gote per farla abbrividire. Si udivano i passeri e le rondini.

Cigolò la carrucola di un pozzo; una donna cantò il fior dell’arche odorose che si dischiudono per i letti dei giovani quando l’amore consiglia.