Oh amore e gioia! E c’era una nuvola bianca ed esigua su l’orlo del giardino, là dove il cielo si chinava presso una nera torre quadrata, fiorita da ciuffi di ranuncoli. Le glicinie erano in fiore. Avevano coperte le mura dei loro corimbi azzurri e violacei; molli come il molle cielo. Ne erano quasi chiuse le finestre delle camere disabitate e i colombai. Anche le vecchie mura di rossi mattoni godevano del sole e della primavera e le bifore chiuse da tanti mai anni; chiuse con lo spirito di una bellezza morta.

Ed ella benchè non vedesse, assorta com’era nel suo léggere amoroso, sentiva l’anima delle cose circostanti irraggiarsi come l’anima sua, nel mattino, chè tutto compiace a giovinezza.

E ancora udì bussare alla porta. Nascose la lettera nel seno; si levò. Era la madre con un fascio di fiori. Disse:

— Ti ho portato i fiori per i tuoi vasi. Questa mattina non li avevi raccolti.

— Grazie!

Li prese e li posò sopra una sedia.

— Ti occorre nulla?

— No.

— Non vuoi bere una tazza di brodo?

— No, grazie.