Nessuno aveva intravveduto in lei alcunchè di mutato. Era l’Annetta di sempre: imbroncita, coi grilli per la testa. E su questi chimerici grilli le zie ridanciane si divertivano un mondo, bofonchiando come coloro che vorrebbero entrare per una porta vietata e tentano timidamente la maniglia dell’uscio, pronte a ritirarsi al minimo suono.
A sera se ne erano andate profondendosi in baci ed abbracci come per una separazione eterna. Anna non aveva detto che poche parole; il puro necessario.
Salita alla sua stanza, aveva atteso tranquilla e indifferente le tre o quattro sorprese materne, serrando poi l’uscio a doppia mandata.
Ora disponeva le cose necessarie nella valigia. Non era in lei alcuna emozione all’infuori di un’aspra volontà di agire. Era giunta a quel passo attraverso ad una landa squallida, per un crepuscolo bigio. Aveva pianto tutte le sue lacrime. Era stanca, stanca di oppressione e di tristezza. La sua sostanza vitale cercava la libera vivacità dei cieli violentemente. Ella non avrebbe più potuto opporsi a sè stessa. Doveva andare. Nel buio dell’anima sua non era ormai se non quell’unica luce verso la quale si protendeva per una necessità imperiosa.
Era giunta per vie sì lunghe al suo divisamento che ormai non ne provava più ansia nessuna. Era una cosa fatale e necessaria che ella compiva: o allora o mai più. Armando le aveva scritto: “Entro la settimana entrante mi imbarco. Sabato sarò a Bologna. Ti aspetto ancóra, dove sai. Sciegli e decidi. O col tuo amore o contro l’amor tuo!„. Ella aveva risposto: “Sabato alle dieci sarò da te„. La voce d’invito, precisa nella sua concisione, aveva trovato un subito acconsentimento risoluto. Tre volte l’aveva trattenuta la pietà filiale. Aveva sperato in una diversa via di uscita, ma la piccola madre, sempre che Anna avesse tentato ricondurla a parlar del suo amore, aveva dato in ismanie ripetendo la minaccia consueta che non aveva ormai più valore d’incubo:
— È meglio ch’io muoia!... Ne avrete per poco ancóra!... Sono una disgraziata!...
Anna si era ridotta al silenzio. E la signora Viani non vedeva il consumamento della figliola, intenta solo a impedirle il suo radioso destino.
Il padre non aveva avuto nè volontà, nè voce. Fiacco come ogni uomo caduto nel piccolo mondo di una femmina sciocca, imbastardito nella mollezza che aveva dispento in lui ogni impeto virile, si era appaciato in una indifferenza beota senza chiedere, senza indagare, senza desiderio di un qualsiasi convincimento profondo. E la mamercula aveva avuto facile campo alla sua conquista.
Ma non nel forte cuore della vergine. La bell’anima combattuta decideva di sè stessa. Si avviava per la via del suo destino senza rivolgersi; gli occhi asciutti e il cuore suggellato.
Il treno partiva alle due.