E, sotto la tavola, gli si stringeva da presso, sempre più tenacemente, come la mignatta e il nodo scorsoio e le cose che soffocano e che dissanguano.
— Non mi vuoi bene?
Silenzio.
— Non ti piaccio?
Egli la guardava con una sua tragica smorfia e pensò come mai potevano uscire tali parole da quella bocca sconcia, irte di peli le labbra e il mento piatto. Ed ella rideva e si accalorava da sola, scambiando per timida inesperienza il silenzio dell’uomo e più le piaceva il giuoco, e più le cresceva la foja quanto più le sembrava e fresco e timido il frutto nuovo sul quale avrebbe morso con la furia della sua maturità brutta ed ingorda.
E ancora gli diceva accostando a quella di lui la faccia bestialmente accesa:
— Quando mi conoscerai mi amerai. Io so l’arte di farti morire d’amore! Non mi guardare se non sono bella chè ti piacerò più del sole!
E la gente ubriaca cominciava a bofonchiare. Poi qualcuno più acceso, gridò:
— O Samuele, stringitela dunque quella tua vecchia gallina!... Non vedi come ti guarda?...
E l’idea piacque sì che l’accolta l’impose urlando.