La Venusta protese le labbra e baciò sul collo Samuele. Questi la respinse col gomito a violenza.
E disse la donna:
— Abbracciami, non siamo sposi?
Maestro Alessandro, in capo alla tavola, teneva la testa china sul suo piatto; allora un giovinastro gli gridò:
— Diteglielo voi, maestro, che s’abbraccino!...
E la gente:
— Su dunque, diteglielo, maestro!
Il vecchio levò gli occhi che si scontrarono in quelli del figlio suo, nè mai più torbida luce si incrociò per gli spazi nelle orrende tempeste. Maestro Alessandro chinò la testa. Allora l’anatroccola infojata abbrancò al collo Samuele e lo attanagliò come la morsa stringendo la viscida faccia contro quella di lui.
Scoppiò una risata omerica e la voce incomposta degli ebbri di vino incitò la Venusta a tutto osare.
Anche le donne si accostarono alla tavola, scapigliate, e battevan le mani. In breve si formò intorno un cerchio di brutale concupiscenza e Samuele vide l’assieparsi e il chinarsi delle facce oblique e vide gli occhi accesi di fosco ardore e le vene turgide e gli aspetti bestiali, nè più resse a tale supplizio.