A compire il viaggio gli bastava il suo ciuco. Nessuno doveva saper nulla della decisione presa, neppure la Pignòla.
Però, siccome un certo dubbio gli rimaneva in fondo all’anima e capiva di mettersi in un grave rischio, chè il viaggio non era corto, e poteva coglierlo un malore lungo la strada, decise che, prima di partire, avrebbe preso le sue precauzioni. E tali precauzioni erano d’indole affatto particolare. Entrato nel nuovo ordine di idee si affrettò verso la casipola, entrò nella stanza terrena e gridò a Pignòla che era curva su gli alari:
— Questa sera si deve cenar presto!... Spicciatevi!
— Devo cuocere la minestra? — domandò Pignòla rivolgendo la faccia.
— Sì, cuocete!
— E i ragazzi?
— Fatevi alla siepe e chiamateli. Sono nel campo?
— Sì.
La Pignòla andò e tornò, presta come la lepre. Aggiunse legna al fuoco e una grembiulata di canàpuli, accese la lampada, andò ad attingere il vino nel boccale, cosse la minestra.
I figli e le figlie di Mezzalana entrarono senza pronunciar parola e sedettero sulle panche disposte ai due lati della tavola.