Vi fu un silenzio in cui più alto salì il grido dei corvi, poi uno schianto aspro di rame significò la fuga precipitosa, come un inseguimento.
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Egli solo lo vestì dell’abito nero, e gli cinse al collo (le sue mani rudi ebbero delicatezze muliebri) la ciarpa rossa a nastro, come egli soleva per le feste delle Sagre. Il rosso avea le vibrazioni delle campane, le vibrazioni accese delle stridule campane; ora dava sangue. Quando risonò lento, da una chiesa perduta nella pineta, un tocco a lunghi intervalli egli chinò il capo poichè l’opera era compita: la terra invocava il figlio.
Fu allora che un’ombra d’uomo rimasto in un canto della stanza si fece innanzi:
— Bosso, andate.
Lo spinse leggermente verso la porta. Egli vi si lasciò condurre. Rimase nello spazio breve, fra i pini, una radura che lasciava passare la luce appena.
Egli stette ritto nella radura, fra la corona dei pini; sfinge strana che aveva in sè coi caratteri dell’ignoto qualcosa di biblico.
E ancora il suono lento di una campana lo avvolse nel rintocco come un urlo. Chi gridava dalla terra, dalle profondità della terra:
— Io voglio! Io voglio! — Nel cielo era l’ombra.
Egli udì il martello sul legno; passò a volo uno stormo di corvi; passò a volo un grido e un’ombra. Poi il martello tacque e nel silenzio i pini si curvarono a guardare. Quando riprese pareva che mille uomini picchiassero sulle poche tavole di abete — Bosso udì un singhiozzo. Fra gli ultimi cespugli, presso la radura, una donna giovane, curvata baciava la terra. I capelli eran sul nero un oro.