Ella cuciva, cuciva con lena, ma ad un tratto le mani le cadevano penzolando e il lavoro scivolava dal grembo e gli occhi le si gonfiavano di pianto. Così molto spesso con turbamenti repentini.

Una speranza ce l’aveva ancora, Nando non era partito con gli altri, ma di sposare non ne aveva fatto ragionamento serio.

L’ultima volta ell’era discesa fino alla strada più prossima, essendo domenica, egli doveva passare di là per salire alla chiesa.

La giornata era tempestosa, un vento freddo spingeva la neve in vortici, in larghe spire turbinanti, con velocità vertiginosa; sulla strada poche orme si segnavano. Le siepi eran quasi sepolte, qualche rovo spuntava dalla neve stecchito ed aspro, come lo scherno della vita.

Ella non vedeva alcuno e tremava pertanto sotto la sferza del vento crudo, le piccole mani nude costringevan la pezzuola sul capo, ed ella stava così tutta raccolta, col viso basso, sentendo per le vene infiltrarsi un gran freddo.

Ma poi ch’egli venne sentì per il suo appressarsi una sensazione di calore, come se rinascesse l’estate.

Egli la riconobbe e quasi si dispiacque di trovarla là.

Timidamente, senza muoversi, lo chiamò:

— Nando?

— Oh Maria, come mai sei qui?