E quando il suo pensiero ricorse a Nando e lo pensò nella vita del suo breve amore, si sentì donna ancora, e non seppe, per la dolcezza del ricordo, per la soave memoria, maledire a quella sua potenza spirituale che l’animava come per l’incanto di una religione. Ella era debole sopratutto, era l’edera che staccata dal tronco, nelle sue ritorte ne serba l’impronta. A lei si poteva chiedere qualsiasi sacrificio per l’affetto, ma non l’affermazione forte della propria individualità, ella sarebbe morta sorridendo pur di farsi amare, ma non avrebbe saputo staccarsi dal suo bene con volontà ferrea, schiantando qualsiasi cosa s’interponesse.
Maddalena del Bosco poi ch’ebbe inteso qual mite creatura ella fosse, la coprì d’insidie.
Un giorno le portò un po’ di cacciagione:
— Ecco, oggi mangerai meglio, io stessa te la cucinerò. Vedi, Vincenzo mio, si occupa di te, gli fai pena... e ti vuol bene. Egli t’offre questo po’ di roba.
Maria ringraziò con qualche parola.
Poi, con Maddalena, una volta, venne anche il figlio.
— È venuto a salutarti, disse Maddalena.
Vincenzo entrò con fare sfacciato e noncurante, le si sedette vicino e le parlò con qualche libertà.
Maria intese, chè una volta egli era appassionato della sua bellezza, e non rispose oppure lo fece con dispetto, sicchè egli se ne andò poco dopo, con sgarbo, salutando appena.
E Maddalena ebbe un rimprovero: