Riprese la via trascinando i passi, sentendo un languore impossessarsi di tutta la sua persona, avvolgerla come con legami.

Percorse tanto cammino e già il sole era alto e il caldo opprimeva.

Pellegrinò fra ingiurie, rifiuti e si decise finalmente a bussare da Simone. La sua casetta stava presso la selva, sul monte; ella vi salì lentamente, con fatica, ma quando vi giunse bussò invano, nessuno rispose, Simone era assente.

Allora s’internò nella selva e cadde ad un’ombra in un sonno grave che la prese e la tenne.

Quando si ridestò, il sole era presso a morire, il suo primo sguardo fu per il piccino: questi stava senza più gridare sul suo grembo, sollevando solo a tratti le piccole mani e boccheggiando insistentemente con un piccolo moto convulso.

Ella ne ebbe una pietà infinita e sorse nel suo pensiero un’assoluta volontà di aiutarlo, di farlo rivivere. Pertanto abitualmente le sue mani apersero il corsetto e porsero le mammelle alle avide labbra che si protesero. Il bambino premette un poco, ma poi scostò le labbra respingendo con la lingua una bava sanguigna che gli colava lungo gli angoli della bocca.

Ella vide e rabbrividì. Ecco, d’improvviso le parole di Maddalena le tornavano in mente: — Il tuo bambino succhierà il sangue dal tuo seno e tu morrai di fame... — Bisognava trovare un rimedio, un rimedio qualsiasi pur di vivere, pur di vivere per la sua creatura. Cercava, cercava pensieri, ma la sua mente rimaneva in una oscurità terribile, la fame la spingeva all’inerzia completa; ella non sarebbe stata capace di concepire il piano più semplice e cercava pensieri, senza muoversi, tremando per la vuotezza terribile della sua mente.

Si appressava la notte, e una tempesta, per il vento freddo e sibilante che si era levato ad un tratto con impeto e veemenza, si annunziava. Un bubbolio cupo, uno scrosciare, un ripercuotersi di suoni brevi e moltiplicantesi andava per l’aria; per il sole morente gli orli delle nubi si illuminavano di sanguigno; volavan per l’aria ramicelli e foglie. Come uno spavento per l’imminente bufera era nelle creature vegetali, parea che gli steli più piccoli si rintuzzassero cercando di sparire per esser salvi. E il giorno scendeva rapidamente, finchè quasi ad un tratto fu scuro e il cielo tutto coperto.

Maria stava ancora seduta presso al tronco ove il sonno l’aveva presa e guardava la sua creaturina portarsi le manine alla bocca con insistenza e il pensiero consolatore non era ancora nato, anzi si svegliava a volte di soprassalto da un buio intenso che le si avvicinava sempre più come ad inghiottire il suo essere. Ma poi le balenò un pensiero rapido come un lampo, non le restava altro; o la morte, o vendersi; tanto era sulla via e tutti la disprezzavano più di una meretrice.

Maddalena glie l’aveva detto: — Tu verrai... — Ora bisognava curvare il capo alla fame, al destino che ve la spingeva senza tregua. E per il bambino, per salvar lui. Oh! se avesse potuto parlare a suo padre, se avesse potuto dirglielo: