— Campami il bambino, ch’io morirò se tu vorrai o non mi farò più vedere. — Ma Michele era inflessibile ed ella non avrebbe arrischiato una parola con lui perchè si sentiva, di fronte al suo vecchio, la più colpevole fra le donne.
Ora la condotta da tenersi, una volta varcato il limite, era indifferente per lei.
Si levò con fatica e prese la via che doveva condurla alla sua ultima fermata. Per giungervi la strada era lunga e faticosa e conveniva passare innanzi alla casa sua. E perciò fece core e nell’oscurità si avviò fra il vento e la tempesta.
VII.
I tre fratelli e il padre stavano muti dal giorno primo del loro ritorno. Nessuno aveva rivolto la parola all’altro, come se un peso incombesse sulla loro coscienza e avessero paura di leggerselo in viso, non si guardarono mai, anzi evitarono con cura che i loro sguardi s’incontrassero.
Il nome della sorella e della figlia non venne pronunziato neppure di sfuggita, ma ciascuno insistentemente vi pensò.
Solo Rosa continuò ad agitare la zana vuota e a dire certi suoi ritornelli senza significato.
Le opere consuete furono riprese ma con lentezza e svogliatezza, ciascuno andò per suo conto senza guardare ove l’altro si dirigesse.
Eran tornati con allegrezza perchè era riuscito loro di accumulare qualche po’ di denaro; i fratelli avevan trovato una nota allegra e il padre amava conversare, mentre prima difficilmente levava la voce per dire le cose più necessarie. Eran venuti con l’anima aperta e pieni di speranze come non mai e ad un tratto, in gruppo, eran stati spinti nell’abisso, vi si eran trovati inaspettatamente e nel modo più brutale.
Ciascuno pensò! ciò ch’era stato fatto era necessario, ma ora non necessitava incrudelire; quella povera figlia, sola, sarebbe morta e così pure il suo bambino che non ne aveva una colpa al mondo.