Ciascuno pensava ciò ma non lo confessava all’altro per tema d’incontrare una volontà contraria, ciò che avrebbe inasprito le relazioni fra loro.
Il padre non avrebbe mai parlato ai figli di ciò e i figli, allo stesso modo, non avrebbero iniziato un discorso per difendere Maria; ma ciascuno, nell’anima sua, la compiangeva, ciascuno la desiderava, ciascuno voleva dirle, il perdono poichè ella era debole e sola, sola come nessun altro e bella.
Ora ella era stata punita, aveva sofferto abbastanza, sapevan bene che nelle sue condizioni aiuti ne avrebbe trovati pochi, anzi nessuno. E se il suo bambino fosse morto? E s’ella fosse morta? Chi avrebbe avuto sulla coscienza il delitto?
Così chè ciascuno s’inaspriva e s’adirava con sè stesso e avrebbe voluto schiantar qualcosa pur di manifestare in qualche modo il suo stato d’animo, pur di dar sfogo all’ira enorme che l’accasciava.
Passaron così i tre giorni, già alla fine dell’ultimo, quando rincasarono, nella mente di tutti era il pensiero di romperla e, s’era necessario, d’imporre agli altri la propria volontà.
Si raccolsero a mensa senza parlare e nessuno assaggiò cibo senza preoccuparsi dell’altro.
La lampada arse fumigando.
Fuori la tempesta si rivolgeva schiantando e distruggendo con orribile frastuono di tuoni e lampeggii acciecanti di fulmini.
Fu l’atto di un vecchio poichè ululò più aspra la bufera e un fulmine presso alla casa cadde.
Michele rizzò il capo ed alzò gli occhi interrogando. Negli occhi dei figli era la stessa domanda e la stessa preghiera.