— Bosso, Bosso, salvate il mio bambino.
Egli la schivò senza curvarsi e seguì la sua strada. Passò presso gruppi di persone illuminate dalla lanterna, ma il suo volto non si vide, il suo volto non ebbe lume.
Quando fu vicino al fine del suo tratto d’argine, l’acqua gli arrivava ai piedi. Alcuni squilli di corno gli detter l’avviso di un pericolo imminente; vide un’ombra correre verso di lui agitando le braccia:
— Bosso, aspettate.... — la voce s’interrompeva nell’affanno della corsa.
— ... conviene arare l’argine.... è l’ultima speranza!
Egli incrociò le braccia e non rispose. Stette così nella tenebra, immobilmente. Se improvvisa si fosse aperta una voragine vi sarebbe precipitato come una torre, come un granito.
Poi vide rifulgere un po’ di bianco, i buoi venivano ondulando il capo, in un moto forte e ritmico, l’aratro dietro loro rialzava la terra, ponendo un ultimo riparo.
Udì il respiro della fatica, vide alla luce della lanterna un largo alitare, nell’aria fredda, dalle narici nerastre. Poi che furon più presso, l’uomo che guidava i buoi gettò un grido prolungato ed eguale per la sosta.
Bosso li vide immobili, muggirono tendendo il capo verso l’alto e si dettero dopo una larga aspirazione, a ruminare in atto d’attesa paziente.
L’uomo gridò: