La povera piccola voce aveva qualcosa de’ suoi capelli, qualcosa de’ suoi occhi, due dolcezze in una, se tremava come una frasca nell’alito dell’alba, se si addolciva assottigliandosi nell’affanno di una preghiera.

Solo per lei Bosso sentì il dolore. Scorse più volte il tratto d’argine che gli era dato in guardia, la lanterna pendula da una mano gli ondeggiava ai piedi proiettando un’ombra che sempre più si allargava, quasi a comprendere il cielo.

Non vide Viola, ma volle pensarla in salvo. Pure la tempesta ebbe la tempesta; sentì la rudezza della rupe.

Chi voleva quel diluvio? Chi aveva detto alle nubi, come non mai: — Date acqua finchè il fume ne trabocchi; finchè gli argini più non la rattengano; finchè dilaghi nel piano?

Chi aveva gridato dalle nubi una parola di vendetta?

Ricordò una radura nella pineta. Per molti anni si era prostrato là, al sole morituro per invocare, e aveva visto il sole macchiarsi di sangue; ora, essendo la tenebra, l’acqua avrebbe lavato ogni macchia.

Andava fra due abissi: la terra ed il cielo e pareva sconfinare in quest’ultimo.

Ascoltò tutte le voci, prestò orecchio a tutti i suoni, nel suo cammino lento.

Per chi cercò interrogarlo non ebbe risposta, lo vider passare, ombra silente e grave, molti credettero ch’egli avesse il potere del salvamento.

Una donna gli si gettò ai piedi alzando le braccia.