Nel piano le case tornaron nel buio. E l’acqua scese lenta e continua, non fu nel cielo la minima traccia di luce. Alcuna volta parve squarciarsi lo spazio in un biancore improvviso e violento, le nubi vi presero figurazioni strane.
Le donne vider la croce, videro un Cristo, un grande Cristo silenzioso e terribile sulla croce di ferro; esse gridarono, esse teser le braccia.
— Perdono perdono. — Cercando la maggiore umiliazione le donne esauste chieser la vita pei figli. Esse videro, videro: una mano enorme si protese su loro dall’abisso in atto di condanna. Passò un grido: — È il castigo di Dio! e scorse un fremito di orrore più doloroso della morte.
E il castigo di Dio scendeva dalle nubi, in una notte di tempesta, per le turbe incoscienti. Molti uomini induriti dal lavoro, chinaron il capo paurosamente sotto l’ombra, pensando una fine universale.
***
Ma Bosso non vide nel cielo figurazioni spettrali, non pensò malefizi, nè ire, nè punizioni e non si sgomentò, come altri, dei peccati di tutte le genti. In una sua sintesi selvaggia, credette egli solo compendiare tutti gli uomini, egli avere in sè l’anima di tutte le cose; se quella rovina avveniva, non il caso l’aveva condotta, nè la volontà di qualche essere incrudelito dalla malvagità degli uomini, ma il suo Dio. E come questi era sì gran parte dell’anima sua quasi da confondersi con un secondo sè stesso idealizzato, pensò procedere l’avvenimento da un suo volere assiduo.
Aveva sentito formarsi nel cuore, come una veste di marmo, impenetrabile, inflessibile.
Ma quando passò vicino a bambini, chiamò sommessamente:
— Viola? Viola?
L’orecchio si tese invano ad ascoltare; l’accenno della voce infantile ben nota non giunse. Vide capelli arruffati, udì singhiozzi di bimbi, ma l’invocazione della piccola voce d’oro non udì, ella forse era lontana tanto che tutto lo spazio la soffocava.