— Ho ottantacinque anni. Fu nel trentaquattro una piena simile, ma a quest’ora non piovve più. Ora, vedete? acqua ne promette il monte, ancora. Malo augurio, figliuoli; malo augurio!
Tornò una donna, nè giovane, nè vecchia, indefinibilmente triste. Ella reggeva un piccolo bimbo col braccio sinistro, un bimbo pallido più della sua guancia. Un altro più grandicello la seguiva correndo a brevi tratti, sotto un grande ombrello di tela verde e la tela metteva sul volto suo riflessi lividi.
Fino a che rimase un po’ di luce, si vide il peregrinare continuo, poi la notte scese improvvisa e la tenebra imperò. Sull’argine ondularono le lanterne dei guardiani vigilanti il pericolo; in ogni casa fu una finestra illuminata.
I corni d’avviso vibraron nello spazio, intrecciandosi, richiamandosi; lontani, vicini, come ombre che riempissero lo spazio.
Poi corse una voce in tutte le case, un avviso sinistro si comunicò più rapido del fulmine: — L’argine pericola, l’acqua dilagherà fra poco; annegheremo! annegheremo!
I corni moltiplicarono le grida, le fiaccole si mossero rapide in lontananza e il rombo continuo della fiumana giunse come dal cielo, come dal cielo di ferro.
Ma la disperazione, il terrore, miser nei piccoli uomini, nelle miserabili ombre, nulle di fronte agli elementi in ruina, grida che vinser natura. Si udiron voci maschie imprecare, rudi, stridenti, come andare di seghe su metallo.
— Aggioga i buoi al carro. Il grano, il grano, salva il grano per la vita.
I buoi emisero alto il loro muggito. Poi furon pianti di donne ed urli di bambino, bestemmie e preghiere e il pellegrinaggio cominciò.
Andaron verso l’argine unico luogo di salvamento, gli uomini recando o sui carri o sulle spalle, le poche cose della vita; le donne coi bimbi fra le braccia cercando di soffocarne il pianto e la paura sul loro seno; e i vecchi si assisero sui carri fra le masserizie. Anche essi eran vecchie cose, come pendole esauste che desser gli ultimi tocchi, segnando un’ora di martirio e di rovina.