Qui alla buona Terra degli antenati miei mi prostro come un semplice devoto delle grandi cose.
Io vissi fanciullo, quasi incosciente della vita, non che nella mia anima ignara fosse un silenzio perenne e la mia mente non avesse vivacità d’intelletto, ma fin d’allora io era come schiavo di un’anima la quale si dipartiva dalle cose per avvincermi in istrane sensazioni che ancora confusamente ricordo.
Vissi nello stupore come un pellegrino giunto ad una terra promessa che trova, ne’ suoi incantamenti, superiore ad ogni immagine, per quanto vividamente creata da un fanatismo religioso; la buona madre non voleva sciogliermi da sè, ella vedeva il suo fanciullo prostrarsi religiosamente a’ suoi aspetti e lo avvinceva sempre più.
La prima memoria chiara ch’io mi abbia della vita è l’aspetto di un tramonto.
Ricordo il viso pallido del nonno, un viso di tristezza e di pensiero, egli mi accompagnava. Non so dove, nè quando questo avvenne, il tempo non lo saprei precisare, certo l’anima mia era bambina. Andavamo da lung’ora, spesse volte il buon vecchio si dimenticava di me, io lo seguiva con fatica, correndo quasi, attaccato con le piccole mani al lembo del suo pastrano.
Così, ricordo ancora, egli aveva le mani incrociate dietro le reni, il capo basso e a tratti alzava il viso esclamando qualche parola; cosa che non mi rassicurava punto, perchè mi avevano detto che i pazzi parlavan forte quand’eran soli. A me rimaneva per consolarmi il lembo del pastrano suo che era ogni mia speranza, ed ogni mio salvamento.
Ad un tratto il nonno si fermò e si sedette, io rimasi vicino a lui senza parlare; raccolsi da terra qualche ciottolo; raccolsi de’ fiori sui margini dei fossi, poi mi rivolsi e improvvisamente vidi il suo volto rosso acceso e intorno le piante e le siepi animarsi dello stesso colore. I miei occhi ricercarono la sorgente della luce.
Fui avvinto; come una forza afferrò il mio spirito e lo tenne. Era il più tragico tramonto ch’io m’avessi visto mai.
Non so se la sensazione dipenda anche dall’improvvisa rivelazione per l’anima mia, certo un simile terrore non l’ebbi più nella vita.
Guardai ancora il nonno. Egli aveva gli occhi celati da una mano appoggiata alla fronte, forse aveva fatto ad arte per non guardare, sentii il mio capo rivolgersi ancora e tutto mi apparve il cielo.