Io ricordo, non so forse precisare, ricordo un infinito invaso da una fiamma di croco; l’impressione mia fu di terrore, sentiva i miei piccoli polsi tremare, sentivo freddo nel viso e per il corpo mi serpeggiava un brivido continuo. Il sole non c’era più, ma la luce era viva, la luce scaturiva da mille sorgenti invisibili e potenti, l’incendio era di una straordinaria verità, le cose vi si perdevano. Vidi perdivisi i profili degli alberi, i paesi.

E non aveva voce e non aveva un grido, nè un atto mi era possibile. Immerso in un’estasi terrificante, guardavo con la paura di vedermi in preda, da un istante all’altro, di qualche terribile ruina. La sentivo avvicinarsi, mi opprimeva lentamente con l’inesorabile condanna di un’acqua che cresca fino alla gola, fin sopra agli occhi, e non udivo nulla e nulla mi riusciva chiaro all’intorno, solo il cielo animato da una potenza vulcanica enorme e vibrante di bagliori acciecanti.

Forse fu un attimo, ad un tratto sentii scendere dall’alto un urlo raccapricciante, prolungato, asprissimo, che passò, ritornò, si ripercosse, aumentò di vigore senza interrompersi.

D’improvviso sentii il mio cuore pulsare con veemenza, chinai gli occhi e piansi disperatamente.

Ricordo la voce del nonno:

— Cos’hai, cos’hai bambino mio?

Non so cosa risposi, so che poco dopo mi spiegai l’origine dell’urlo; sopra noi era un campanile e le campane ondavano a stormo chè scendeva la sera.

Questa memoria tenne il mio spirito, vario tempo, sotto un giogo d’incosciente stupore ed apri poi il cielo delle mie osservazioni e de’ miei ragionamenti.

Dal senso di stupore passai gradatamente ad un sentimento di ammirazione; pensai che l’universa madre aveva per noi parole che incitavano all’umiltà non già vile, ma cosciente e illuminata.

Vidi l’immensa ironia delle grandezze umane e allorchè passata l’adolescenza, la mia anima d’uomo volle più profondamente considerare, vidi infrangersi una barriera che al mio intelletto avevano creato principi inculcatimi col sangue; e lanciato così nel campo dell’ignoto conobbi il dubbio.