Un’altra volta andò a pescar ranocchi nel padule; non avendo l’esca, mise un dito nell’acqua e pescò una mignatta che gli succhiò mezzo il sangue, ora per riacquistare ciò che aveva perduto, la mangiò tale e quale.

E ancora: Avendo udito una volta che a San Mattia era festa grande, pensò di andarvi vestito a nuovo. Era il tempo in cui le cicale cambiano pelle, andò nei campi e raccolse centinaia di vestiti smessi dalle cicale, poi li riunì con fili d’erba e spini di marruche e si fece la veste più bella che si fosse vista mai. Dunque prendendo in calcolo i suoi meriti, il lupo lo farà maggiordomo.

Miseria inarcò le spalle a disprezzo, ma non volle che una sua debolezza fosse di riso per gli altri; riprese l’apparente indole sua e canterellando segnò il passo di un trescone.

Molti batterono insieme le palme a tempo, curvando il capo, seguendo a volte con le contrazioni del viso l’andare dei piedi in ritmo. Alcuni lo eccitarono:

— Via, via, più forte....

Egli tentò d’animarsi, ma impallidì, girò su se stesso, cadde.

E gli ignari non intesero, ma ebbero più grande gioia dal nuovo avvenimento.

— Non hai più le gambe d’acciaio.

— Davvero ha imparato dalle lumache a ballare così agilmente. Miseria non alzò gli occhi, nè rise.

La sua finzione si esaurì. Giunto a quel limite in cui la ragione non ha campo sulla natura, fu per maledire.