e noi ricominceremo a tracciare i solchi.

O terra lavorata! terra dell’amor mio,

o terra forte!

E il canto s’interrompeva per incitare i buoi in lunghe grida.

Il nonno parlò. Udii la sua voce che non cresceva tono, passare come la voce di uno spirito, sentivo in me dissolversi come un gelo e una mano dolce scorrermi sul viso.

Ecco: la buona madre era ancora innanzi a me nel suo aspetto benefico e sorridendomi mi invitava al suo amore.

Da quella notte si compì la trasformazione del mio spirito ed io ebbi man mano più certa la via da percorrere.

Trovai l’umiltà, mi sentii figlio.

Ciò non avvenne rinunziando a qualsiasi vittoria di pensiero, cadendo nell’apatia. Bisogna essere soprattutto concordi con quelli che stanno intorno a noi per muover guerra ai vicini.

Strinsi un patto con la madre, mi fortificai nella sua bontà ed attinsi forze nuove e straordinarie, come non mi sarei aspettato. Il nonno mi aveva aperta la sua scienza, sì che mi fu manifesto ciò che prima mi appariva oscuramente.