Per somma prudenza, giunto alle scuderie, chiama tre volte ad alta voce:
— Tommaso, Tommaso, Tommaso!
Nessuno risponde; Tommaso è al mercato a quell’ora; Toti avanza correndo.
Non appena entrato, Gaetanino annitrisce dalla soglia solitaria; Toti non va direttamente a lui, si sofferma vicino al davanzale di una grande finestra; ha scorto alcuni tanglefoot o arruffa-zampe.
Sono i panioni tesi alle mosche.
La caccia procede a perfezione. Le bestiuole attirate dal miele che riluce al sole e odora, giungono a sciami, si gettano sul pasto insidioso e rimangono talmente impaniate che, dopo inutili tentativi di liberazione, vibrano le ali, allungano la tromba nera, e si innalzano un poco per ricadere da un lato vinte per sempre.
Di dove verranno tante mosche? Almeno fossero quelle di Milano delle quali la zia Emma parla con tanto terrore! Il castigo sarebbe meritato. Gaetanino nitrisce dalla sua soglia e sogguarda con le orecchie diritte e annusa e fiuta. Se i tanglefoot piacessero anche a Gaetanino? Perchè no? Il miele è un cibo goloso.
Toglie prudentemente dal davanzale della finestra un tanglefoot e si accosta alla soglia del poney il quale guarda con occhi sempre più intenti ed ha un fremito di gioia e allunga il muso.
Mimma alza le froge sopra i cancelli del serraglio; pare che voglia la sua parte.
— Aspetta, Mimma, — le dice Toti — aspetta, ce n’è anche per te. —