E, vinto da questo pensiero di giusta ripartizione, abbandona nella mangiatoia di Gaetanino il tanglefoot che gli ha destinato, corre al davanzale, ne prende un secondo e si dirige al serraglio.
Mimma lo attende sempre; ma è tanto grande quella bestiaccia! Come giungere a quel muso che pare posato sulla cima di un campanile? Ecco, trova una sedia, l’accosta prudentemente e vi sale. La cosa è fatta, e Toti se ne compiace; ma ad un tratto un diavolìo infernale lo impaura.
Gaetanino s’inalbera nella soglia, Mimma sferra terribili calci ai cancelli del serraglio e corre, si affanna, si aggira soffiando ed annitrendo quasi fosse impazzita. Che cosa avviene? Toti ha una grande volontà di piangere.
Si dirige all’uscita, ma ecco la porta si apre con violenza, e Tommaso si precipita gridando:
— Che cos’ha fatto, signorino, che cos’ha fatto alle bestie? —
Il monello non risponde; si volge, rassicurato dalla presenza di Tommaso, guarda ed è preso da un irrefrenabile impeto di risa.
Gaetanino, ritto nella mangiatoia, scuote il muso alla disperata senza poter liberarsi dal tanglefoot che gli si è appiccicato alle froge; Mimma ballonzola freneticamente con la carta che le penzola dalle mascelle; pare abbia una barba bionda!
E mentre Toti fugge, ode le grida di Tommaso:
— Ah, lo dirò alla contessa Emma! Scappi, scappi pure, ma questa non glie la perdono! —
Ecco che cosa si guadagna ad esser buoni e giusti con le creature del buon Dio!