— Ma io pure non ho intelligenza, papà. Lasciami pescare! —

Non ci fu verso; Toti doveva essere un bambino ragionevole; come se Muci non ragionasse! Che differenza c’era fra lui e il gatto? Una sola: il gatto non era figlio di papà e non l’aveva portato la cicogna; poteva fare quindi ciò che più gli piaceva, senza che nessuno gli dicesse:

— Muci, voi non siete una creatura ragionevole; voi non seguìte gli ammonimenti di miss Edith e della zia Emma e di vostro padre; un giorno o l’altro vi puniremo, Muci! Starete senza frutta e vi toglieremo i balocchi e, nelle ore di ricreazione, vi manderemo da Suor Lucia! —

Ah quella Suor Lucia che gli appariva come una minaccia! Gli sarebbe piaciuto vederla, almeno da lontano, per farsene un’idea. Se l’immaginava grande grande, nera nera, con gli occhi rossi come quelli di una locomotiva, con la voce cupa come quella del tuono e con le mani lunghe ed ossute, che facevano male anche quando sfioravano.

Toti sa che da Suor Lucia si raccolgono tutti coloro che non sono ragionevoli; tutti coloro che dimenticano gli ammonimenti, che mangiano le frutta di nascosto, che fanno i versacci alle loro istitutrici.... Quanto dev’essere cattiva la suora del buon Dio!

L’acqua ha un fremito, si apre in tanti cerchiolini, in tante anella che si allargano si allargano e corron via senza rumore verso le sponde dove pascolano le anatre; è apparso il muso nero di un luccio e boccheggia, quasi voglia far udire una parola che non dice mai. Una libellula azzurra gli vola intorno sfiorando l’acqua.

Toti sorride.

— Buon giorno, signor pesce! —

Il luccio si avvicina ancor più; ha la bocca nera, pare un calamaio. Toti ne considera l’ampiezza, poi sospira e si allontana per non essere vinto dalla tentazione di imitare Muci.

Al termine del ponticello le oche selvatiche lo salutano schiamazzando; allungano il collo e allargano quel loro beccaccio giallo che somiglia tanto alle pantofole di bulgaro del nonno. Toti disdegna le oche e passa dignitosamente senza rivolgersi, senza por mente al loro diguazzare. Un giorno volle accarezzarle ed esse l’inseguirono fieramente per tutto il giardino, lasciandogli un ricordo poco gradito del loro carattere irascibile; ora nutre un desiderio vivissimo di ripagarle di quello scherzo di cattivo genere.