— Toty!...

— Ma sì!... La cicogna gli ha portato sei bambini e sono tutti belli. Mi raccomando, signorina, allattali, chè non debbano morire di fame. —

Non ode le parole che miss Edith mormora, perchè fugge attraverso alle stanze semioscure, scende le scale a precipizio, si avvia alla porta che mette nel giardino, ed eccolo alla libera aria del giorno.

Leva gli occhi a guardare le finestre delle camere di papà e della zia Emma; sono chiuse; tutti dormono tranne il nonno che sarà già uscito a cavallo. Il suo campo di azione non gli è contrastato, e tutta la gioia della provvisoria signoria si esplica in una serie ininterrotta di salti e di grida.

Il giardino vastissimo è tutto lucente; ogni cespuglio, ogni foglia, ogni stelo ha le sue gemme; forse nella notte è piovuto perchè l’aria è fresca e i profumi sono più vivi.

Toti s’interna sotto il pergolato dei glicini in fiore, andrà a salutare Gaetanino, il poney che il babbo gli regalò per il suo compleanno. A quell’ora Tommaso è uscito e le scuderie sono deserte; nessuno potrà vietargli l’ingresso con la scusa che Mimma, la cavalla learda, è una bestia pericolosa.

Perchè pericolosa? Toti l’ha veduta sempre intenta a dirompere la biada o a scegliersi il fieno dalla mangiatoia; l’ha veduta sempre seria e tranquilla come miss Edith, anzi gli pare che le due creature si somiglino, solamente Mimma ha una grande superiorità su miss Edith: non parla la lingua inglese.

Le scuderie sorgono dall’altro lato del giardino, passato il ponticello sul lago, fra un gruppo di salici e di pioppi.

Toti si sofferma a guardare l’acqua chiara nella quale guizzano centinaia di pesci rossi, bianchi e neri. Ecco un altro divieto! Gli piacerebbe tanto pescare, ma papà non vuole. Un giorno Toti gli oppose che Muci, il gatto soriano della zia Emma, non rispettava il divieto e per ore ed ore, chino su l’acqua, aspettava pazientemente la preda, e papà disse:

— Muci non ha intelligenza.