— Brava, vai subito e chiudi la porta perchè i riscontri mi fanno male. —
Il campanello elettrico tintinna per la seconda volta e Giannina scompare.
Toti, rientrando dal giardino, è passato dalla cucina che ha trovato deserta sicchè ha potuto, in tutta pace, riempirsi le tasche di piselli. Non è che i piccoli legumi gli piacciano, li ha presi perchè erano abbandonati alla loro ventura e perchè il cuoco, quando può, gli fa sempre qualche dispetto. Poi i piselli, per la loro forma sferica, sui pavimenti di legno scivolan via che paiono vivi.
Ora guarda se tutte le porte della stanza sono chiuse. Sì; nessuno potrà vederlo nè disturbarlo. S’inginocchia e si vuota le tasche. Eh, che furia! Pare una scorribanda! La verde cascatella si riversa sul lucido pavimento e si urta, corre, ruzzola, s’insegue fino agli angoli più remoti. In un attimo il verde esercito vegetale, uscito dalle profonde tasche di Toti, si è sparso per tutta la camera, ha invaso lo spazio disponibile, saltellando e rimbalzando in preda a una vera frenesia.
— Poveri piselli! — pensa Toti. — Almeno si divertiranno, e Giovanni non potrà rinchiuderli nelle sue casseruole. —
Il nuovo pensiero gli fa sentire un grato profumo al quale non aveva posto mente; un profumo che giunge da vicino e proviene chi sa da quale dolce cosa.
Leva gli occhi alla tavola e si alza con la bocca socchiusa dallo stupore. Sopra una tovaglia bianchissima è posata una grande torta tutta dorata, tutta bionda; pare un sole di pasta frolla.
A chi sarà destinata? Si avvicina e comincia a osservarla da tutti i lati. La tentazione è terribile. Getta un’occhiata furtiva alle porte, sta in orecchio; nessuno si avvicina; è solo, perfettamente solo.... Ah no! C’è il buon Dio che lo vede e lo sente; però, s’Egli non vuole, gli parlerà per la voce della coscienza.
E Toti ascolta la voce della coscienza che gli dice: Fa’ presto. Non perder tempo!
Allora si rivolge al cielo ed esclama: