— Grazie; ma fra poco dovrò ripartire.
— E come farai a giungere fino a casa, se non puoi reggerti?
— Mi aiuterà Zulù.
— Zulù ti vuol bene, sì. Ti guarda come se tu fossi la sua sorella. Domani non ti alzerai, è vero? Noi verremo a tenerti compagnia.
— Domani è lontano! —
Bocca-di-fiore sorride. Come mai lontano se non c’è che il volgere di poche ore? Lo spazio di un brevissimo sonno? Si può dire che si veda già l’alba quando ancora sono nel cielo gli ultimi bagliori del crepuscolo, tanto la notte è breve! Ma Arabella è malata, e vede tutto con occhi diversi e le ore sembreranno eterne al suo soffrire. Bocca-di-fiore intende ed accarezza il pallido volto dell’allodola stanca.
Sotto la quercia millenne, coronata di luce e di stelle, il novellatore ritesse, come ritesson nei cieli le costellazioni, un’eterna trama che guida i giovani cuori sulle vie del sogno.
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— Addio, Arabella; riposa bene; domani verrò a salutarti.
— Addio. —