Su l’alto mare c’è una barca d’oro;
Piccola mamma mia, fammi sognare
Chè giunge il sonno de la buona morte.
È il delirio febbrile. Zulù non vorrebbe ascoltarla, non la guarda perchè è sì trasfigurata, che gli darebbe pena. Si affretta, corre ansimando e trattiene un aspro singhiozzo, che gli tumultua dentro.
Da lontano si leva un grido che agghiaccia il sangue dell’adolescente. Sono le anatre selvatiche che trasmigrano sotto la luna. Dicono i vecchi che sul loro cammino passa l’ombra della sventura.
VII. Il segreto di Suor Lucia.
C’è un luogo nel giardino di Toti, un luogo recondito, nascosto da grandi alberi, che la zia Emma ha battezzato l’estrema Tule; Toti lo ha eletto a suo ritrovo perchè vi si sente più solo e padrone. Ivi, coi compagni suoi, organizza le grandi spedizioni, le imprese eroiche; ivi fu meditata la spedizione alla Casa lucente che andò poi in fumo per nuovi avvenimenti sopraggiunti, i quali distolsero i piccoli eroi dal fermo proposito preso.
L’estrema Tule è situata fra il laghetto ed un vecchio muro sgretolato, ricoperto in parte dall’edera; tanto è remota dal resto del mondo, che non vi giunge alcun suono; tutt’al più vi si udrà, a quando a quando, il canto di Tomaso o il grido delle oche; ma il primo, senza troppa immaginazione, può essere scambiato col canto di guerra di un popolo selvaggio, e il secondo col ruggito di qualche leone che si avanzi per dare l’assalto all’accampamento. Tutto sta a convincersi che la cosa sia vera: giunti a tale convinzione, si avverte realmente il brivido della paura, e in tale stato si può uccidere un’oca con lo stesso coraggio che occorrerebbe per affrontare un leone. Non si tratta che di un lieve spostamento di termini e di valori.
E tali spostamenti sono frequentissimi nell’estrema Tule, sono la necessaria linea decorativa dell’ambiente. Un giorno un vecchio gatto che passa su lo scrimolo del muro sgretolato sarà una tigre della giungla, di quelle che parlano in inglese, secondo Kipling, e una spedizione si organizzerà per uccidere il feroce mammifero; un’altra volta nelle altitudini celesti si avvertirà il condor, l’uccello rapace, e allora tutto l’accampamento si pone in moto, e chi afferra la sua cerbottana, chi lo schizzetto, chi il fucile di canna, chi la fionda. La caccia è aspra, accanito l’inseguimento che non si arresta finchè dalle sue altitudini il condor non precipiti esanime fra gli steli, nelle spoglie di una misera libellula.
Così un albero può trasformarsi in un gigante pauroso; una distesa di funghi in un esercito di gnomi dal cappuccio bianco e rosso; il tranquillo razzolare di una gallina fra le foglie secche, nel cauto avvicinarsi di un serpente boa; il canto di una raganella, nelle grida incomposte di una tribù di cannibali; così l’estrema Tule è, a volta a volta, l’isola di Robinson Crosuè, un deserto africano, una catena di montagne, una foresta vergine, un sotterraneo misterioso, un palazzo incantato, una nave corsara, un pallone dirigibile, un immenso proiettile lanciato in viaggio verso la placida luna. E a tali sue molteplici trasformazioni non reca danno da un lato, la vicinanza del pollaio; dall’altro, quella delle scuderie.