Sulla grande porta adamantina per la quale si entra nel paese remoto si legge un motto: «Comanda e avrai;» e vi è più rapida la possibilità di avere che non sia rapido il desiderio.
Si parte poveri e si ritorna ricchi; ma chi può ritornare dalla terra dell’incantesimo? Nessuno forse. Bisogna vivere sempre laggiù, abbandonare il mondo, morire.
Allodola ne saprà la strada; forse fra non molto partirà.
Essi guardano ai due capi della via, tendono l’orecchio, e il loro cuore sobbalza ad ogni galoppo lontano, ad ogni rumore insolito, che si avvicini con rapidità.
O non giungerà piuttosto il liberatore silenziosamente, senza farsi avvertire? non avrà seco il mantello di Leonbruno che rende invisibile chi l’indossa? non discenderà dalle vie dell’aria come l’ombra di una nube?
Tutti credono che la sua venuta sia immancabile, ma non sanno come potrà compiersi. Solo Suor Lucia lo saprà, ella che conosce il segreto.
Allodola, la reginetta bella condannata al martirio, attende l’estrema ventura. Zulù si angoscia nella sua impotenza, egli che tutto ha tentato pur di salvare la sorella d’amore.
Si è spinto fino alle più alte cime, alla ricerca della Casa lucente; ha viaggiato per giorni e giorni attraverso terre solitarie, cercando la dimora di un mago, di una fata; ha interrogato le fonti, si è inoltrato, con grande paura, nelle buie caverne, sperando trovare la soglia di qualche favoloso palazzo; ha cercato uno fra i tanti reami di cui parlano i novellatori; ha atteso nelle alte selve la comparsa di qualche re, sperduto mentre andava cacciando. Si è trascinato notte e giorno, mangiando appena, di sentiero in sentiero, di montagna in montagna, evitando i rari pastori senza poter mai venire a capo della sua impresa singolare.
Oh! poter ritornare da Arabella e dirle: «Ecco, io ti ho liberata dalla tua malìa e so la strada per ricondurti al luogo dal quale sei partita. Vieni, la tua Corte ti aspetta. Domani il tuo popolo ti griderà regina!»
Ma la fortuna non ha guidato i suoi passi. Da’ suoi viaggi egli non ha riportato se non qualche fiore, qualche pietruzza lucente, che sa la virtù del suo lungo soffrire.