Ora attende la stella fatale, quella che apparve quando Arabella fu condotta in casa di mamma Tuda. Un presentimento gli dice che essa debba ricomparire nei cieli a serenare il destino dell’Allodola bella.
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Una vecchia donna si affaccia sulla soglia e dice sommessamente ai fanciulli che attendono: — Suor Lucia è qui! —
I fanciulli si scuotono e si raggruppano; un occulto timore di vederla apparire li turba. Sono pieni di smarrimento; tutta la loro allegria si è spenta.
I più piccini non ricordano più l’augurio imparato a memoria; troppo hanno atteso in mezzo alla via, e nessuno è là per suggerir loro le prime parole; ma non vuol dire, offriranno i fiori senza parlare; Suor Lucia capirà ciò che essi vorrebbero dirle.
Ora si stringono insieme per aiutarsi a vicenda; procederanno in gruppo quando Suor Lucia si farà sulla soglia. Ciò dà loro maggior coraggio. Il silenzio ed il mistero della piccola casa nella quale trascorrono persone che sussurrano parole che non intendono e dalla quale giunge a quando a quando come un lungo sospiro di pianto, li ha resi perplessi e timorosi. Non sanno spiegarsi che accada e non osano interrogare i compagni più grandi perchè li vedono muti ed accorati, epperò tacciono, guardando qua e là con aria smarrita. Tutta la loro sensibilità non può esplicarsi che nello stupore; l’anima loro è come un’acqua di vena, che scorre fra le rocce e non si può intorbidare.
Se qualcuno dicesse loro che Suor Lucia piange, ne chiederebbero il perchè, come chiederebbero perchè le stelle sono nei cieli. Fra l’una cosa e l’altra non sanno cogliere differenze; tutto è soggetto di semplice meraviglia. I più grandi conoscono già il dolore, l’eterno fratello delle creature.
Essi guardano per l’andito buio: Suor Lucia non compare, si attarda, forse non saprà distaccarsi dal letto di Arabella. Che cosa le diranno quando verrà?
La buona compagna che li conduceva per le chiese, per gli orti, per i prati e assisteva alle loro scorribande e tutto tollerava con viso benigno pur che venisse da loro, non sarà più la stessa; chi sa? Non la vedono da qualche settimana, da un tempo infinito. Che cosa non può mutare in un’ora, in un giorno?
Ad un tratto Anselmuccio, che è più vicino alla soglia, si volge e susurra: