— Eccola, eccola! —
Si stringono a braccio a braccio perchè il loro cuore pulsa più rapidamente, temono di vederla troppo all’improvviso. Avrà lo stesso aspetto? lo stesso volto? gli stessi occhi dallo sguardo mite?
Ad un tratto odono appena lo strisciare di un passo rado.
Il sole muore fra il saluto di mille campane, qualcuno canta nel giardino ignoto. Ecco un’ombra, ecco una figura di donna che si avvicina alla soglia ma procede troppo rapida: non è lei, non è lei. L’ansia dell’attesa ha una momentanea sosta. La donna scende i due gradini che conducono nell’andito, si accosta, che vorrà mai?
Li chiama in disparte, e dice loro sottovoce:
— Suor Lucia discende le scale, sarà qui fra poco; lasciate che rientri subito, non le dite nulla, non la interrogate; soffre e piange, lassù; c’è un angelo che muore.
— Che cos’hai detto? — grida Zulù lanciandosi innanzi pallido e stravolto.
La donna che pare da prima stupita dal grido improvviso, sorride poi tristemente.
— Arabella ti saluta. Poco fa voleva vederti. Quando tornerà il dottore salirai.
— Me lo prometti?