— Te lo prometto!

— Ricordati che aspetto qui da cinque giorni, e ricordati che non mi moverò anche se dovessi morire!

— Prima di notte salirai. Arabella lo vuole. —

Quelle poche parole oscure lasciano la brigata in uno smarrimento maggiore. Dopo qualche secondo, senza che i fanciulli se ne avvedano, Suor Lucia si fa sulla soglia.

Ha il capo inchinato, leva un attimo gli occhi.

Dio, com’è pallida, quanto è invecchiata!

Pare che il tempo le abbia tolta in pochi giorni tutta la vigoria che le restava; ha vissuto vent’anni in un’ora, si è incurvita come un albero vecchio. E anche i segni del volto non sono più gli stessi. La bocca le si è piegata agli angoli; le guance le ricadono flosce ed esangui; le tempie le si sono infossate; il naso si è affilato ancor più; solo gli occhi, que’ suoi occhi azzurri ch’ella leva a sogguardare, hanno serbato la stessa luce di profonda bontà; sono un poco più tristi, ma buoni, ma belli, ma soavi come una carezza materna.

Si sofferma sul limitare della soglia; tenta un sorriso e non può sorridere; le sue labbra si muovono, sono corse da un tremito, dal tremito che hanno i vecchi i quali pare vogliano dire e piangere ad un tempo. Dallo zendado che le ricade fino alle ginocchia escono le mani bianchissime ed esili, come le venature di una foglia.

Ha pronunziato una parola che nessuno ha inteso. Il sole muore fra il suono di mille campane; una voce canta sommessamente nel giardino ignoto.

È scesa d’uno scalino; si avvicina. Allora i più piccoli si fanno innanzi: prima Rando e Celestina e poi Ciuffolo e poi Cola, Doretta, Nicoluccio, Miranda; protendono le mani piene di fiori senza dire una parola, senza alzare gli occhi. Suor Lucia discende il secondo scalino, raccoglie le offerte dei bimbi suoi, i fiori di campo e di siepe, un niente, una gioia infantile che veniva a rallegrarla; leva il grembiale per le cócche e ve li ripone. Il suo volto si fa più pallido ancora, le labbra tremano ancor più. I più grandi sogguardano in disparte, e trattengono appena le lacrime. Poi viene la loro volta. Suor Lucia si avvicina, muove qualche passo a stento. Allora Marinella si fa innanzi, poi Orsetto, poi Toti, Anselmuccio, Giacomino. Il misero grembiale nero, ecco, è ricolmo di fiori, sono tanti e tanti, tutta la mèsse di un giardino riposa nel grembo di Suor Lucia.