Fa per muoversi, poi si sofferma. Ecco, vuol parlare.... ma le labbra di lei cercano inutilmente un suono. Per due, per tre volte ritenta, finchè vinta, travolta dall’angoscia che le turbina dentro, ha un grande sussulto e si abbatte d’improvviso in un singhiozzo asprissimo. I suoi fiori si spargono per la via.

Addossati al muro, col viso nascosto fra le mani, i fanciulli suoi piangono dirottamente in silenzio.

Il sole è morto, e la voce che cantava dietro il muro di cinta del giardino non si ode più.

Toti, Orsetto e Zulù sono rimasti soli. I compagni loro sono partiti a due, a tre per volta, volgendosi a quando a quando verso l’alta finestra socchiusa, dietro alla quale Arabella dorme.

Dorme. Essi la vedono così, distesa fra le bianche coltri, dormire. Qualcuno le avrà posto sul guanciale, intorno ai riccioli biondi, una rama di biancospino in fiore; la rama della quale soleva adornarsi i capelli, quando tutto il suo sangue batteva una irresistibile diana di gaiezza, ed ella era la reginetta dei prati e delle selve, l’allodola degli alti cieli. Ella dorme come le sante, fra le ghirlande.

Ciuffolo si è allontanato col capo rivolto all’alta finestra senza pensare se i suoi passi mantenevano la linea retta; ciò lo ha condotto contro il muro, ma non ha sollevato affatto lo sdegno di lui; solo, compresa la necessità di guardare innanzi a sè per camminar diritto, si è rivolto ancora, ha alzato le braccia piegando le mani a saluto verso qualcuno che doveva essere laggiù ed ha susurrato:

— Addio, bella bambina! —

Poi ha ripreso la strada rasentando il muro; soffermandosi a considerare uno stelo, un fiore, un’ombra, e si è perduto fra le nebbie crepuscolari quando ormai non si udivano più i suoi passi.

La luce discende, e muore; fra poco sbocceranno le stelle. Zulù pare lontano dal mondo, non vede chi gli sta intorno; gli occhi suoi sfavillanti cercano nei cieli il segno atteso.