Nessuno giungerà per le vie della terra, tale speranza è perduta. Allodola è condannata perchè non si potrà vincere la malìa che la tiene. L’essere ignoto che avrebbe tale potere non si mostra, non discende dalla sua fiaba. Le vie si fanno deserte, le campane non si odono più, tutto si raccoglie nell’ora del vespero. I piccoli cuori si sentono più soli.

Toti e Orsetto si guardano a quando a quando negli occhi, e una interrogazione passa in quello sguardo: che cosa accadrà?

La luce diventa perlacea, si attenua, prepara un nuovo giaciglio alle stelle che nasceranno. Dalla stanza di Suor Lucia giungono suoni incomprensibili, susurri, fruscii. La vita che prima vi pareva assopita, ora vi si affretta in una muta rapidità.

Le imposte della finestra sono aperte, e lasciano intravedere le bianche tende che inquadrano l’oscurità dell’interno.

Anche Zulù ha avvertito l’ansia nuova che muove ed agita le persone chiuse lassù e guarda fissamente il cielo di occaso. L’attimo si approssima; la grande stella si leverà sopra il sole, rifulgendo.

Ma che avviene? Gli strani fruscii, i rapidi passi, le voci spente, crescono sempre più in un’ansia folle, in uno sconvolgimento inatteso; non è il consueto avvicendarsi dei suoni; si sente, si intende che una cosa straordinaria sta per compiersi lassù.

Alcune sedie sono smosse rapidamente, poi si ode il tonfo di una cosa che cade, poi rapidi passi, parole sommesse, finchè una voce grida:

— Non la far entrare! —

E un’altra implora, ed è quella di Suor Lucia:

— No, voglio vederla! voglio vederla! —