— E da chi l’hai saputo?

— Lo seppi quella notte stessa da una donna che vegliava Suor Lucia. Arabella era nata a Milano da una figlia di Suor Lucia. Le morì la madre ch’ella era ancora in fasce, e poco dopo venne a mancarle anche il padre. Rimase sola nel suo nido. Allora Suor Lucia la prese con sè, e siccome era molto malata, la mandò in campagna perchè crescesse sana e robusta. La malìa se la prese e lo ha detto anche mamma Tuda, ma bisognava cercare altri mezzi per salvarla e Zulù non conosceva il segreto di Allodola sua. Ora hanno detto ch’ella è in un paese molto migliore del nostro; hanno detto che lassù sta bene e non può mancarle nulla. Ora sarà diventata per davvero una reginetta, nella sua stella lucente, e Zulù, che sa molti misteri, potrà raggiungerla ma Suor Lucia no, e Suor Lucia non aveva al mondo che quella sua nipotina! Dal giorno in cui Allodola se n’è andata, la buona vecchia non è uscita più, forse nessuno potrà rivederla!

Toti non risponde perchè la commozione gli impedirebbe di pronunziar parola. Le lacrime gli solcano il viso; per un attimo egli ha coscienza dell’irrimediabile, e tale coscienza lo accora profondamente per tutto ciò che non potrà più ritornare; ma è un attimo; troppo lungo è il cammino, e troppo viva la gioia per l’anima di un bimbo, perchè la tristezza vi possa soggiornare.

Trascorso un breve silenzio, durante il quale i monelli sono stati di fronte ad occhi bassi, Toti si toglie di sotto il braccio l’involto che ha portato con sè, e l’offre ad Anatroccolo:

— Prendi, ti ho portato queste poche cose, potranno farti bene e te le regalo.

— Grazie, signor Toti.

— Non dirmi signor Toti e dammi del tu, hai inteso?

— Ma voi siete un signore.

— Io sono un bambino come te.

— Se sapesse ch’io vi tratto confidenzialmente, la zia Geltrude mi bastonerebbe.