— E quando parti?

— Questa sera. Fauvette e Dorry verranno con me.

— Allora ci vedremo alla stazione.

— Sì, alla stazione. Addio.

— Addio. —

Se partissero per la conquista dei cieli non sarebbero più felici. Tutte le luminosità del mare irradiano quelle anime bambine.

Toti riprende il suo viaggio in compagnia di Tommaso.

Anselmuccio, il negoziante della brigata, già dalla sera innanzi è in via per il lago di Como; Giacomino è in campagna da uno zio; Orsetto è andato a Roma; Adalgisa, è stata allogata in casa di certi coloni amici di suo padre; Nicoluccio, Cola, Doretta e Miranda, proprio quel giorno, sono da un vecchio prete che li ha invitati ad una sagra; solo Ciuffolo, Rando e Celestina restano e resteranno.

Ciò non li accora troppo. Per loro tanto vale un cortile quanto una distesa di campi; tanto vale una pozza quanto un mare. Non desiderano che di essere lasciati tranquilli, e di potere costruire in tutta pace le loro navi di carta che riempiranno di mosche, o di raccogliere dalla strada i fiori avvizziti, per formare il loro giardino. Ciuffolo è tanto occupato nel disporre un mucchietto di ciottoli l’uno dinnanzi all’altro (ciò gli dà l’illusione perfetta di padroneggiare una locomotiva in moto, seguìta da una fila interminata di vagoni) che si accorge appena del saluto rivoltogli da Toti nè si leverebbe se la sua sorella maggiore non gli gridasse:

— Ciuffolo, non vedi che il signore ti saluta? —